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SMART SOCIAL WELFARE: INNOVARE L’AIUTO ALLE PERSONE FRAGILI

Un nuovo progetto “in rete”

Smart Social Welfare è un progetto ideato da un’associazione di promozione sociale “Le Compagnie Malviste” in collaborazione con la Fondazione Comunitaria Milano Città, Sud ovest, Sud est, Martesana e altri soggetti del privato sociale, nato per promuovere la solidarietà, la prossimità e l’ascolto durante la quarantena causata dall’emergenza sanitaria del Covid-19 a Milano.

Un’offerta di servizi di sostegno a distanza, nell’ambito di una progettualità a basso budget, che utilizza social network e piattaforme online per promuovere tra i cittadini milanesi buone pratiche culturali, individuali e collettive, e fronteggiare l’emergenza sanitaria e relazionale in atto, con un’attenzione particolare alle persone fragili e a quelle colpite da patologie degenerative e mentali come l’Alzheimer.

Dalle proprie case, attraverso il web, ma anche con l’utilizzo di altri supporti (come le Poste), i conduttori dei laboratori si sono incontrati “a distanza” con i partecipanti, nel periodo aprile-giugno 2020. Nove sono state le attività del progetto, su alcune ci soffermeremo di seguito, tra cui:

  • il sostegno psicologico per le persone sole;
  • gli incontri di laboratorio teatrale sul web, con persone affette da patologia di Alzheimer;
  • una call fotografica su come le persone hanno vissuto i momenti del lockdown;
  • l’invio di lettere cartacee a sorpresa, per portare compagnia;
  • “pillole antisolitudine” (brevi messaggi WhatsApp con proposte di “attivazione” creativa);
  • lectio magistralis e audiolibreria per condividere saperi e racconti.

Iniziative di social welfare progettate con un approccio legato alla drammaturgia di comunità e alla costruzione di una memoria comunitaria: il racconto delle emozioni e la rielaborazione di quanto accadeva. Ciò che ha spinto l’associazione a realizzare questo progetto è stata la volontà di non abbandonare le persone con le quali stavano lavorando prima della quarantena, spesso in contesti di fragilità. Una decisione di responsabilità e sensibilità sociale che ha permesso alla creatività di esprimersi in modo diverso, digitale, sotto la spinta dell’emergenza.

Nuove “applicazioni” sociali per nuovi bisogni

Tra le pratiche attivate (come racconta Beatrice Canclini, referente sulla comunicazione del progetto) molte si sono appropriate dei media digitali e social network. Un team di esperti (tra cui un’attrice, un attore, una fisioterapista esperta nella danza movimento terapia, un consulente auto biografico, una scenografa, un’insegnate di danze antiche, un conduttore di teatro sociale e di comunità, un musicista e due assistenti sociali) ha inviato giornalmente contenuti su tre gruppi WhatsApp (corrispondenti a tre gruppi di teatro attivi in altrettanti quartieri milanesi) per tenere attive le persone (moltissime over 65) con diverse proposte artistiche (inclusi momenti di consulenza tecnologica, volti a diminuire il digital divide).

Sul canale YouTube dell’associazione invece e sulla pagina Facebook sono state pubblicate, ogni venerdì, otto “lezioni di approfondimento” fruibili da tutti in diretta durante la pausa pranzo Di volta in volta si sono alternati ospiti che hanno raccontato e approfondito metodologie innovative per prendersi cura di sé, degli altri e dell’ambiente con un approccio diverso ogni volta: dalla storia alla psicogeriatria, dalla sociologia allo studio della danza. È stata poi costituita una raccolta di storie personali e collettive in formato audio digitale che raccontano le comunità e il proprio territorio. Una narrazione legata anche alle abitazioni (case, condomini, palazzi) con aneddoti e vicissitudini di quelle mura domestiche che, nell’emergenza, ci hanno protetti dal contagio.

Le storie sono state raccolte mediante interviste telefoniche, posta elettronica e altri mezzi telematici da un consulente esperto di scrittura autobiografica. Il fine dell’audio-libreria è stato di dare voce alle persone non solo anziane ma anche ai giovani, agli stranieri e a quanti vivono nei quartieri milanesi, nella zona del Municipio 7, valorizzando aspetti naturali, ambientali e storici dei quartieri.

Pillole contro la solitudine

Sono poi state condivise Pillole Antisolitudine, un gioco sociologico nel web, condotto da esperti che hanno lanciato delle piccole missioni da svolgere ogni settimana per due mesi tramite Facebook, rivolgendole anche a persone con fragilità o disabilità poiché “i compiti” richiesti sono stati sempre semplici e immediati. Infine l’attività “C’è posta per tutti”: uno scambio di lettere, immaginando che per le strade deserte della città, queste missive potessero tracciare e aprire nuove vie per arrivare all’altro.

Questo strumento è stato pensato per raggiungere le persone che non hanno a disposizione strumenti tecnologici, che si trovano in una situazione di solitudine e di abbandono e magari non vedono da molto tempo parenti, amici, vicini di casa o conoscenti. La lettera è stato un modo per donare una parola di sostegno e supporto e magari lasciare un messaggio, una poesia, un’immagine. I destinatari sono poi stati invitati a rispondere, in modo che la lettera potesse diventare dialogo costruttivo. Grazie alla Cooperativa Edificatrice Ferruccio Degradi si sono raggiunte con queste lettere tutte le persone sole, in difficoltà che abitano nei caseggiati della cooperativa, che conta più di 6.000 soci.

Il progetto ha realizzato anche una call fotografica aperta a tutti per rispondere al quesito: “Qual è la persona, la cosa, l’attività che ti sta facendo forza in questi giorni di difficoltà? Raccontacelo con uno scatto”. Realizzata in collaborazione con la rivista fotografica Perimetro, ha raccolto più di 200 scatti, ritratti di vita, di emozioni e pensieri, giunti tramite mail o hashtag su Instagram. Di queste fotografie ne sono state poi selezionate una ventina, presentate alla Triennale di Milano nel contesto dell’evento “Scenario” il 6 luglio 2020.

Un’altra attività ha coinvolto l’IperFaltrak, una folk band di Quinto Romano nata nel 1949, rappresentante del movimento “faltracade”, che in dialetto suona come “fare chiasso”. Durante la quarantena l’associazione ha coinvolto la propria comunità nella creazione di una band a distanza, che potesse mettere in connessione tutte le persone attraverso la musica. Un’attività utile a rafforzare il valore della solidarietà e dell’impegno tramite l’impegno di un’attività da svolgere assieme. È nata così una band composta da strumenti casalinghi, utensili da cucina, oggetti quotidiani.

Infine è stato realizzato un Web Alzheimer Cafè: l’associazione capofila del progetto infatti da dieci anni gestisce dei laboratori di intervento psicosociale, con un approccio di tipo artistico. In un momento di emergenza come quello vissuto, sono stati infatti proprio i malati di Alzheimer con i caregiver a soffrire l’isolamento. Il laboratorio realizzato su Skype prevedeva incontri settimanali con musica, esercizi di movimento, racconti, giochi verbali e non verbali.

Innovare con un approccio responsabile

Si tratta di un’iniziativa estremamente interessante e innovativa dal punto di vista della digitalizzazione del welfare responsabile. In particolare il progetto ha lavorato sulle reti di prossimità a diversi livelli.

A livello microsociale e interattivo come intervento protettivo e preventivo. Attraverso la call fotografica, le pillole antisolitudine e l’utilizzo dei social media (ma anche della posta) le persone hanno potuto ottenere evidenti benefici, portati dalla compagnia, dalla socialità dall’uso di metodologie creative. In alcuni casi prevedendo un sostegno psicologico leggero per anziani e anziane, sia autosufficienti che bisognosi di assistenza quotidiana e offrendo a volte momenti di respite per i caregiver e professionisti sanitari a limitato contatto con persone affette da demenza durante il lockdown.

Ma il progetto ha agito anche a livello meso, coinvolgendo i territori e le comunità, costruendo una vera e propria nuova cultura territoriale. Alcune proposte sono tate un modo per stimolare il senso del fare e dell’agire insieme: il racconto di un frammento autobiografico, il racconto un piccolo viaggio, l’immagine di ciò che si vede dalla propria finestra, una foto ricordo, una canzone hanno mantenuto viva la connessione con i luoghi, gli spazi sociali, artistici e culturali della città e costruito una nuova memoria collettiva durante il lockdown.

L’innovazione è stata anche a livello dei professionisti che si sono sperimentati nella realizzazione di nuove attività con l’applicazione di metodologia innovative appropriandosi di una vera e propria “realtà aumentata” per un lavoro sociale comunque leggero e semplice soprattutto per i destinatari, appunto “smart”. I social network sono diventati nuovi alleati del welfare, i professionisti sociali si sono appropriati così di una nuova metodologia online che sembra dare risultati efficaci, in questo periodo dove l’interazione vis a vis sarà ancora limitata.

Per altre informazioni si veda anche: https://www.lecompagniemalviste.org/

Foto creata da freepik – it.freepik.com

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