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IL DISTRETTO FAMIGLIA IN TRENTINO. UN LABORATORIO DI INNOVAZIONE

La Provincia Autonoma di Trento ha iniziato nel 2004 un lungo percorso di rinnovamento del welfare locale. In considerazione della crisi demografica, in particolare il calo delle nascite, sono state ripensate tutte le politiche familiari a livello provinciale ed è stato intrapreso un percorso che ha valorizzato negli anni le capacità dei vari attori, delle organizzazioni territoriali (aziende, Comuni, esercizi commerciali) e delle famiglie, singole o associate, di auto-organizzarsi e di rispondere in modo adeguato ai propri bisogni.

Dopo alcuni anni di sperimentazioni e diversificati piani di lavoro, il Distretto Famiglia del Trentino è approdato alla stesura di una road map contenuta nel libro bianco del 10 luglio 2009: “La famiglia risorsa del territorio. Il Trentino amico della famiglia” e alla Legge Provinciale 1/2011 sul benessere familiare, che istituisce l’Agenzia per la famiglia e presenta gli orientamenti e i criteri per il funzionamento del sistema integrato di un “distretto per l’innovazione sociale”.

L’obiettivo del progetto è la creazione di un sistema integrato di servizi che tiene conto dei bisogni delle famiglie e dei progetti di vita, considerando l’offerta presente e costruendo nuove modalità di risposta. Il sostegno ai progetti di vita delle famiglie fa sì che la politica familiare non abbia come primo obiettivo il disagio, ma le aspettative e le scelte in un ottica di empowerment relazionale, con particolare attenzione alla natalità e alle politiche giovanili.

La Provincia punta, infatti, principalmente sulle funzioni positive economiche, riproduttive, sociali ed educative della famiglia, vista come soggetto relazionalmente attivo e capace, più che sugli aspetti deficitari. Il modello di riferimento è quello tedesco, dichiarato anche con un gemellaggio con il Brandeburgo. La Germania ha infatti più di 600 “alleanze locali per la famiglia” che costituiscono il modello dei distretti, inoltre la certificazione e le linee guida sono state utilizzate e sperimentate negli stessi anni anche in Austria, Ungheria e Lituania.

Nei 15 anni di attuazione del modello sono stati identificati i quattro i fattori di base del “sistema distretto”:

  1. la creazione di marchi di attenzione, il cosiddetto marchio “Family in Trentino” che viene rilasciato gratuitamente a tutti gli operatori (alberghi, musei, Comuni, terme, impianti sciistici, associazioni sportive, imprese profit e no-profit, servizi ad hoc) che nella loro attività si impegnano a rispettare;
  2. specifici criteri (standard di servizio e/o politiche di prezzo) per soddisfare le esigenze della famiglia, sia residente che ospite;
  3. l’audit e la certificazione territoriale e familiare per dare visibilità alle misure “family friendly” per i lavoratori e le loro famiglie nella aziende che vogliono aderire. Gli audit sono i processi certificati attraverso cui si verificano gli standard e l’attribuzione del marchio alle aziende;
  4. la governance del sistema, attraverso l’agenzia e i distretti di un area territoriale dove le organizzazioni si cimentano per ottenere i marchi famiglia. La Provincia ha costruito il progetto in collaborazione con un’associazione di promozione sociale, il Forum Trentino delle Associazioni Familiari. La governance del progetto di politiche familiari è pertanto duale: l’Agenzia per la Famiglia è l’organo della Provincia che ha la responsabilità pubblica dell’intervento e del coordinamento delle azioni; il Forum ha il ruolo di attivatore dell’ambiente delle famiglie e delle loro associazioni e di ascolto. Il punto di incontro dei due attori è lo Sportello Famiglia: pensato e agito come un hub della rete. Tramite questo hub il sistema scambia informazioni tra l’interno e l’esterno, pensa e riformula i servizi, eroga i marchi, si relaziona con i Comuni, le famiglie, le associazioni.

Il distretto offre dunque servizi, incentivi e interventi volti a rispondere alle aspettative delle famiglie, sia residenti che turiste.

Grazie a questa governance in Trentino esistono oggi 14 Distretti Famiglia (facenti parte del distretto Provinciale). L’organizzazione dei Distretti Famiglia è eterogenea, e ciò rappresenta una ricchezza: vi sono Distretti con assetti istituzionali ben definiti, accanto ad altri con assetti poco strutturati.

Non si tratta solo di politiche orientate alla famiglia ma anche di politiche economiche del territorio connettendo il privato for profit con il pubblico e il terzo settore. In effetti la parola distretto richiama proprio i circuiti di efficacia ed efficienza che si sperimentano nei distretti industriali e il modello che si è venuto a creare è proprio la costituzione di filiere di diverso tipo, da quelle turistiche a quelle culturali, che sono fortemente interrelate tra loro nei territori e coinvolgono un mix di risorse pubbliche, private e del privato sociale su obiettivi comuni, con modalità spesso inedite.

Gli strumenti dell’innovazione

Il Trentino sta divenendo un modello di sviluppo delle politiche a livello locale. Da una parte, il Distretto Famiglia ri-territorializza e ri-attiva gli attori interessati alla famiglia e sviluppa una rete generativa creando con i marchi  un senso di identità territoriale. Il “Distretto famiglia” risulta strategico e innovativo in termini di welfare poiché catalizza l’attenzione di tutti gli operatori sul territorio.

Il Distretto diventa, dunque, una dimensione che aggrega attori e risorse che condividono il fine comune di accrescere il benessere familiare e che consente, tramite il rafforzamento delle relazioni, di generare altre risorse sia economiche che sociali; parliamo di risorse economiche perché all’interno del Distretto è possibile incrociare aspettative e attese dei soggetti che esprimono domanda economica (le famiglie) con i soggetti che erogano servizi (istituzioni, organizzazioni for-profit e non-profit).

Il Distretto famiglia, quale circuito economico e locale, può diventare lo spazio all’interno del quale operatori economici, istituzioni e famiglie esprimono nuove relazioni di fiducia reciproca e di cooperazione, ovvero aspettative positive che costituiscono le condizioni strategiche per sviluppare l’economia di un territorio e per promuovere il benessere inteso come un circuito tra i sistemi.

Il distretto agisce aggregando risorse e attori che condividono lo scopo comune e fa della reticolarità il principale ingrediente di innovazione.  Centrale è il protagonismo della società civile. Attraverso le filiere e gli sportelli di ascolto le famiglie partecipano. In questo modo, il Distretto promuove l’aggregazione di servizi e attori plurali che hanno a cuore lo sviluppo territoriale. Chiaramente questo modello necessita di una politica precisa e discriminante: cioè, orientare le politiche di sviluppo sostenibile alla qualità della relazione, in primo luogo familiare.

Tutto lo sviluppo del territorio verrebbe così governato “familiarmente”, producendo una nuova cultura della relazione. Il meta-distretto familiare così concepito necessita infatti di un profondo lavoro di ridefinizione delle identità e delle responsabilità di ogni attore (politico-amministrativo, economico, culturale, sanitario, scolastico, etc.) e di ripensamento del modo di allearsi tra questi attori che deve essere sussidiario e riflessivo.

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