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IL WELFARE RESPONSABILE: UNA PROPOSTA PER LA SOCIETÀ ITALIANA

Occorre realisticamente prendere atto che attualmente lo Stato ha sempre più difficoltà ad  assicurare da solo un welfare capace di affrontare i “vecchi rischi sociali” (sanità, disoccupazione, pensioni) retaggio della società industriale, ma anche i nuovi rischi sociali propri della società contemporanea (trasformazione del mercato del lavoro, conciliazione lavoro-famiglia, sfida delle nuove tecnologie, formazione ricorrente, aumento delle patologie cronico-degenerative connesse all’invecchiamento della popolazione, etc.).

Di fronte a questo quadro, le prospettive che concretamente si aprono sono due: accettare un ridimensionamento del welfare state oppure ricercare soluzioni innovative che mettano in campo nuovi attori, nuove risorse, nuove risposte che si integrino agli interventi pubblici.

Seppure ci troviamo in una situazione incerta, caratterizzata da un forte debito pubblico, dal perdurare del problema della disoccupazione, soprattutto giovanile, dall’inarrestabile invecchiamento della popolazione, è possibile formulare una proposta di welfare realistico e realizzabile che si dimostri in grado di affrontare le sfide della contemporaneità: si tratta del Welfare responsabile.

Essa è frutto di un percorso di ricerca e di riflessione a cui partecipa un gruppo di studiosi di diverse discipline, coordinati da chi scrive, appartenenti a 10 università (Bari, Bergamo, Bologna, Cà Foscari di Venezia, Cattolica,  Milano-Bicocca,  Padova, Siena, Statale di Milano, Torino). Si è adottato un metodo induttivo, partendo dai casi e rinunciando a utilizzare il metodo deduttivo che avrebbe comportato la elaborazione di un modello astratto da sottoporre successivamente a verifica empirica.

Le opzioni di fondo

La scelta del metodo induttivo non ha naturalmente implicato l’assunzione di un approccio neutrale, ma anzi si è ritenuto essenziale condividere alcune opzioni di fondo, che risultano essere in sintonia con gli orientamenti della Dottrina Sociale.

  • La prima opzione è di natura antropologica: si tratta della scelta di porre al centro del welfare la persona. Il concetto sociologico di persona è infatti concreto e particolare, poiché essa è unica, storica, relazionale, a differenza di quello di individuo che è astratto e fungibile. Da questa opzione discende la presa di distanza dai modelli assistenzialistici di welfare, basati sul primato dell’offerta standardizzata e anonima, adatta per l’appunto a un individuo astratto, e sulla elargizione di sussidi, che rischiano di rendere il destinatario dipendente e in una relazione fortemente diseducativa. Tali modelli non solo appaiono sempre insostenibili in termini economici, ma anche incapaci di cogliere e valorizzare l’unicità e la relazionalità della persona e la sua dignità.
  • La seconda opzione consiste nell’assegnare un particolare rilievo alla dimensione “meso” del sistema di welfare, che nella nostra proposta rappresenta il luogo simbolico e concreto della produzione di benessere per le persone, per le famiglie e per la comunità. Esso incarna quella realtà in cui si mettono insieme sia i molteplici attori del welfare, al fine di assicurare la massima integrazione fra attori pubblici, del mercato e del terzo settore, sia le diverse funzioni del welfare per conseguire un’efficace corrispondenza tra le politiche e gli interventi.
  • La scelta di privilegiare il livello locale è strettamente connessa con la terza opzione che è quella dell’assunzione di responsabilità da parte dei diversi soggetti che sono chiamati a produrre benessere: gli attori pubblici locali, quelli del mercato e quelli del Terzo Settore. Tutti costoro di fatto “sono” già in qualche misura “il welfare”, e pertanto è richiesto loro di sviluppare competenze e di essere coinvolti nella progettazione, programmazione e gestione delle attività in maniera integrata. Occorre quindi che essi mettano in campo abilità nel costruire reti per ottimizzare le risorse, per trovare soluzioni innovative, per rinsaldare il legame sociale. I bisogni sono sempre più numerosi e complessi, di conseguenza le risposte devono essere necessariamente articolate. Di qui la necessità di estendere i contenuti dello stesso welfare, cioè di inserire in esso formalmente e sostanzialmente ambiti finora da esso esclusi o restati ai margini, come ad esempio alcuni relativi all’educazione o all’ambiente.

Quattro elementi fondamenti del WR

Esplicitate le opzioni di fondo che stanno alla base del nostro lavoro, la proposta di un welfare responsabile si qualifica per quattro elementi fondamentali:

  1. Il processo di «attivazione capacitante»: si tratta di quel processo sociale teso a mobilitare, attivare e potenziare le risorse, le competenze, le abilità e le conoscenze di ogni attore coinvolto ai vari livelli della vita sociale, in vista del conseguimento del proprio benessere e insieme di quello generale della collettività. L’attivazione capacitante consente di superare la concezione assistenzialistica di welfare, grazie a un processo che mobilita e valorizza le risorse presenti nel contesto sociale, coerentemente con l’opzione di fondo antropologica della centralità della persona.
  2. L’«integrazione condivisa». Si tratta cioè di costruire delle relazioni fra gli attori (attivati nel corso del processo precedente) centrate sull’integrazione, cioè sul mettere insieme in modo armonico e coeso gli stessi attori e le loro risorse attraverso una particolare forma di governance a rete. In concreto va superata la logica dell’aut-aut, che prevede la discesa in campo di un singolo attore (Stato o mercato o Terzo settore), o anche di più attori ma spesso separatamente gli uni dagli altri, cioè non coordinati tra loro, per fornire le risposte ed erogare i servizi, in favore di un approccio che include secondo una logica dell’et-et e che mette in sinergia i diversi stakeholder. L’esito dell’adozione di una logica dell’et-et a tutti i livelli (macro, meso e micro) è il rimescolamento dei rapporti tra pubblico e privato, secondo forme innovative di cooperazione e di integrazione tali da non compromettere la specificità identitaria dei singoli soggetti coinvolti.
  3. Il livello meso: esso rappresenta non solo un’opzione di fondo della nostra proposta, ma assume pure una connotazione rilevante in termini operativi, in quanto diventa il luogo in cui declinare concretamente il welfare responsabile per incidere in maniera positiva sulla vita reale delle persone, delle famiglie, delle comunità. Tale livello si caratterizza per essere a geometria variabile, ossia non definito a priori, e dunque può corrispondere (a seconda delle necessità obiettive) a un’aggregazione di comuni minori, oppure a un unico comune di medie dimensioni, oppure a una parte di città metropolitana.
  4. Infine, lo spazio all’interno del quale gli attori si muovono, individuato nella prossimità: è la configurazione spaziale che facilita le relazioni sociali, evita la delega in bianco a luoghi distanti dai problemi ma anche dalle soluzioni. È per l’appunto uno «spazio sociale di prossimità» in cui l’integrazione reticolare tra gli attori ha concrete possibilità di realizzarsi.

Il processo del WR

Il welfare responsabile non si attua in modo automatico, ma si realizza tramite un processo che avviene per tappe successive.

Nella fase iniziale alcuni attori presenti  in un territorio ritengono di prendere in considerazione uno specifico problema. Questi attori possono essere: i servizi pubblici e del privato sociale, ma anche quelle organizzazioni che non fanno parte in maniera esplicita della rete dei servizi, pur essendo presenti su quello stesso territorio. Tutti costoro potrebbero essere interessati ad affrontare quel problema, ma non sono tra loro coordinati. Il primo passo – per uscire da una situazione bloccata o dalla mera risposta burocratica da parte dei servizi – è quello che uno degli attori presenti sul campo si assuma il compito di avviare il processo di attivazione. Questa prima azione non è necessariamente assunta dal soggetto istituzionale, pubblico: nel welfare responsabile, infatti, la responsabilità riguarda tutti gli attori. Chi compie quest’opera di aggregazione ha il compito di sollecitare e coinvolgere soggetti di origine e natura differente che sono in grado di portare il proprio contributo.

Gli attori interessati, su stimolo del soggetto attivatore della rete, iniziano a creare alleanze, dando così avvio alla costruzione di uno spazio sociale di prossimità. Il processo è in fieri: gli attori devono infatti negoziare una comprensione condivisa del problema, la messa in comune delle risorse, la definizione di una strategia di intervento.  È opportuno sottolineare che il processo di attivazione dei soggetti non porta necessariamente all’adesione di tutti alla costruzione della rete: alcuni attori possono infatti scegliere di non concorrere alla creazione dello spazio sociale di prossimità, rimanendo quindi fuori dalla rete.

La costruzione delle relazioni, inoltre, è un processo non privo di ostacoli, che richiede impegno e richiama necessariamente alla libertà responsabile. Non è infatti sufficiente l’intenzione di costruire una rete perché essa sia prodotta; occorre prendere decisioni e condividere attività e procedure che portano alla definizione di una reticolarità cooperativa. Alla fine del processo, tutti gli attori, che hanno deciso di accettare la sfida della collaborazione per condividere e raggiungere un fine comune, hanno contribuito alla produzione dello spazio sociale di prossimità.

I problemi aperti

Come avviene spesso per le iniziative innovative, anche il Welfare Responsabile può provocare resistenze da parte di chi, per ragioni diverse, rifiuta i cambiamenti. A tale riguardo sono in corso degli incontri con stakeholder differenti per presentare e discutere la nostra proposta.

La seconda difficoltà, più specifica ma anche più rilevante, è di natura culturale, poiché il Welfare Responsabile necessita di condividere, da parte dei soggetti disponibili ad attivarsi per realizzarlo, una cultura dell’impegno in una specifica declinazione, quella solidaristica. La diffusione dell’impegno solidaristico è però insidiata e comunque non favorita dall’individualismo che costituisce uno dei tratti distintivi della nostra attuale epoca.

La proposta di Welfare Responsabile chiama quindi direttamente in causa l’importanza dei valori, rilanciando e dando rilievo in particolare a quello della solidarietà, che sta alla base delle stesse politiche di welfare.

Consapevole anche di questa esigenza di tipo culturale, il gruppo di ricerca è impegnato a proseguire il proprio lavoro allo scopo di offrire un contributo il più possibilmente realistico e realizzabile alla costruzione di un nuovo welfare di cui il nostro Paese, che sta attraversando una fase particolarmente delicata e difficile, ha prioritariamente e improrogabilmente necessità.

 

 

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