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COME PROMUOVERE LA CONTINUITÀ EDUCATIVA: IL PEIV

Il Peiv (Piano Educativo Integrato del Vergante) nasce il 18 febbraio 2010 quando viene firmato lo statuto dell’Associazione temporanea di scopo (ATS) che ne sancisce formalmente la nascita. Gli enti sottoscrittori sono alcuni attori di varia natura che incidono sul territorio del Vergante: i comuni, l’Istituto comprensivo statale, le parrocchie, gli enti gestori dei servizi sociali.

La finalità principale del progetto, come si legge nell’atto costitutivo, consiste nella “realizzazione di un Sistema Educativo Integrato Territoriale che, partendo dal principio dell’unicità del bambino/ragazzo/giovane, impegni tutta la Comunità, intesa come l’insieme di tutte le agenzie educative, a ricercare coordinamento e integrazione nella sua azione di sostegno alla crescita della persona umana. La Comunità diventa, in tal modo, educante, perché fondata su un Patto Educativo che dà continuità, senso e valore unitario alle proposte delle varie agenzie. Inoltre, la messa in rete di tutte le risorse ne consente la razionalizzazione e l’ottimizzazione”.

Questi gli obiettivi specifici:

  • Promuovere la continuità educativa fra le diverse esperienze formative e le molteplici agenzie che concorrono allo sviluppo culturale e sociale dei minori.
  • Promuovere il benessere e la qualità della vita dei minori, accrescendo le opportunità di vita di tutti, con una particolare attenzione ai più deboli.
  • Accrescere le conoscenze e le competenze dei soggetti coinvolti nel processo educativo dei minori, coinvolgendoli in un unico patto educativo territoriale.
  • Introdurre innovazioni organizzative e didattiche nella scuola, caratterizzate da flessibilità e aderenza ai  bisogni reali dei bambini.
  • Realizzare al massimo grado percorsi formativi individualizzati.
  • Sostenere la genitorialità con una serie di azioni di supporto.

Le attività realizzate all’interno di questo contenitore sono di varia natura: formazione (residenziale e non) per gli insegnanti, osservazione in classe, attività pomeridiane per la Scuola secondaria di primo grado, unificazione dei Centri estivi per le Scuole primarie e secondarie di primo grado, attivazione di Centri estivi per la Scuola dell’infanzia, unificazione dell’attività di pre e post scuola, incontri residenziali per i ragazzi in ingresso nella scuola secondaria di primo grado e nella scuola primaria, incontri formativi per i genitori mostre, iniziative di orientamento, feste, eventi sportivi, convegni, attività di promozione della cittadinanza attiva dei giovani, ecc.

Le parole-chiave intorno a cui ruota il Peiv sono quelle che vengono indicate da molti studiosi come le “chiavi” dell’innovazione sociale a livello locale e che rappresentano anche gli elementi qualificanti gli interventi coerenti con la proposta di welfare responsabile:

  • La centralità della persona e delle sue relazioni
  • L’ empowerment individuale e di comunità
  • L’implementazione della rete
  • La sussidiarietà.

Vediamo come questi concetti si declinano concretamente nel Peiv. Trattandosi di un progetto a chiara matrice educativa, deve porre alla sua base un’idea di persona: è chiara in esso l’adesione a una prospettiva in base alla quale la persona va vista nella sua unicità, ma insieme nella relazionalità con gli altri significativi con i quali condivide i mondi della vita quotidiana (la scuola, la famiglia, il tempo libero…).

Ciò ha significato mettere in campo da una parte interventi sempre più individualizzati, perché ogni persona rappresenta un unicum, abbandonando gli interventi educativi standardizzati; dall’altra parte ha significato agire tenendo conto delle relazioni significative per il soggetto (familiari, di gruppo dei pari, associative, educative, ecc.), relazioni che sono fondamentali nel processo di costruzione dell’identità della persona. Tale processo oggi, in una situazione di debolezza dei riferimenti collettivi e di individualizzazione del processo di costruzione dell’identità, si traduce anche per le nuove generazioni nella necessità di diventare responsabili della propria biografia.

Da qui la necessità di un alto grado di riflessività su di sé, che tuttavia, se manca in molti adulti, a maggior ragione può essere carente nei giovani, per i quali l’autoreferenzialità contingente diventa il metro di misura delle proprie scelte ed esperienze. La sfida per il sistema educativo, allora, diventa quella di ridefinire nuove modalità di relazione fra individuo e dimensione sociale generando in questo modo nuovi equilibri che ricomporranno sociale e individuale secondo un’ottica di responsabilità. La costruzione di un’etica della responsabilità, tuttavia, richiede una relazione educativa forte, un nuovo patto fra le generazioni e le agenzie educative, prime fra tutte la famiglia, la scuola, il mondo dell’associazionismo e della società civile, la politica, ecc.

La scommessa del Peiv si è collocata dunque in questa prospettiva: quella di creare una rete di agenzie educative che, con mezzi, strumenti, sensibilità, codici comunicativi diversi ma resi coerenti, cooperano nella costruzione di percorsi educativi integrati, efficaci, credibili e “appetibili” per le nuove generazioni in ottica promozionale e sussidiaria.

Appare evidente che una scelta di questo tipo non può non collocarsi in un’ottica di empowerment, anzitutto individuale: non si tratta, infatti, di costruire progetti “sulla testa” dei ragazzi, soprattutto dei più grandi, ma si tratta di saper cogliere i germi di interesse, le passioni, le abilità, per lavorare su queste in un’ottica di potenziamento del “potere” dei ragazzi di avere controllo sulle proprie vite, di conoscere il proprio ambiente di vita e di attivazione della volontà e delle capacità di agire su di esso.

L’attività del Peiv, inoltre, si è mostrata attiva anche in ottica di empowerment comunitario, in quanto ha l’obiettivo da una parte  di lavorare con la comunità, coinvolgendo e mettendo in rete le risorse pubbliche e di privato sociale già presenti sul territorio, valorizzandone le competenze e le specificità in ottica sussidiaria, e dall’altra parte di lavorare per promuovere ulteriormente la comunità, ad esempio offrendo spazi di incontro e di partecipazione per le famiglie, che hanno generato la nascita dell’Associazione Genitori del Vergante.

L’ottica generativa in termini comunitari è un valore aggiunto del progetto che, seppure destinato prioritariamente ai minori, ha di fatto avuto un impatto significativo anche sugli adulti, rendendoli sempre più consapevoli delle proprie responsabilità nei confronti della comunità.

Infine, il lavorare in rete rappresenta una scelta metodologica molto chiara, già espressa nelle finalità generali del progetto: creare link fra attori sociali (individuali e collettivi) garantisce la costruzione di un sistema di prevenzione del disagio attraverso la promozione del benessere capace di intercettare più facilmente i bisogni e di trovare le risposte più efficienti ed efficaci.

Come appare evidente, l’ottica relazionale è presente in modo marcato in questo progetto: le relazioni sono poste al centro sia come obiettivo (creare relazioni positive), sia come strategia di intervento (si agisce attraverso le relazioni, costruendole laddove non ci sono, potenziandole e valorizzandole laddove esistono). L’idea stessa di costruire una comunità educante implica la realizzazione di un network relazionale che rappresenti la “culla” che custodisce, promuove, accompagna il processo di costruzione dell’identità delle giovani generazioni.

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