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UN’IDEA PER GOVERNARE LA DEMOGRAFIA CHE CAMBIA: CREARE UN BTP SALUTE

Nel corso dell’anno passato, l’Istat ha segnalato spesso che la spesa sanitaria direttamente a carico delle famiglie italiane ha raggiunto nel 2021 (ultimo anno disponibile) la considerevole cifra di 36,5 miliardi di euro, con un aumento medio annuo dell’1,7% nel decennio 2012-2021. L’Istituto ha ulteriormente precisato che le famiglie si sono fatte carico del 35% della spesa complessiva per assistenza ambulatoriale, così come del 38% di quella per assistenza (sanitaria) ospedaliera a lungo termine.

Esse hanno inoltre coperto il 76,7% del costo globale per l’acquisto di apparecchi terapeutici e altri presidi medici durevoli e il 36,4% della spesa per altri presidi medici non durevoli e per prodotti farmaceutici. In merito a questi ultimi, l’aggiornamento al 2022 – riportato nel Rapporto “Donare per curare” presentato a Roma dal Banco Farmaceutico lo scorso 5 dicembre – stima un esborso diretto delle famiglie italiane pari a 9,9 miliardi di euro, a fronte dei 12,5 miliardi a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Tutto ciò avviene al nostro tempo e si riferisce a un contesto demografico in cui la componente anziana, naturalmente più propensa ad esprimere domanda sanitaria (per età e condizioni di fragilità), è ancora relativamente contenuta. Ma cosa accadrà allorché, anche solo tra vent’anni, gli attuali 14 milioni di ultrasessantacinquenni (il 14,1% dei residenti) saranno 19 milioni (33,6%); e al loro interno i 842 mila ultranovantenni di oggi saliranno a 1,3 milioni, con anche un raddoppio degli stessi ultracentenari (ora 22 mila)? Riuscirà il SSN a garantire cure efficaci e condizioni di vita dignitose a una popolazione destinata a fare i conti con gli effetti di un intenso e inarrestabile processo di invecchiamento?

Nel Rapporto 2023 del Banco Farmaceutico si legge: “Le risorse economiche non preservano, di per sé, dall’insorgere di patologie invalidanti all’aumentare dell’età, ma consentono, per lo meno, di fronteggiarne meglio le conseguenze.” La condivisione di questa frase, affiancata alla lettura degli scenari demografici che vanno prefigurandosi, induce a chiederci se non sia il caso che ognuno di noi – tanto i giovani quanto i “diversamente” tali – prenda in considerazione l’idea di comportarsi già ora da saggia “formichina”, nella prospettiva di prevenire, o almeno di minimizzare, il rischio di non ottenere adeguate risposte – se e quando si porrà l’esigenza – alle necessità di ordine sanitario, per sé e per i propri cari.

Già oggi, come si è visto, le famiglie italiane affrontano numerose situazioni di bisogno sanitario attingendo dal reddito o dal risparmio, talvolta per una libera scelta, talaltra per costrizione legata alla tempistica e/o alla qualità di prestazioni e prodotti. Che può dunque fare l’ipotetica saggia “formichina” che aspira a vivere le incognite della salute nella stagione della fragilità? In particolare cosa le si può mettere a disposizione se non ha attivato, o talvolta potuto attivare (per età o presenza di patologie), forme specifiche di copertura assicurativa?

Una soluzione ci sarebbe. Si tratta di quello che a me piace chiamare il “BTP salute”, ossia: un titolo di stato che possa configurarsi come un investimento immediatamente liquidabile, come fosse moneta contante (quindi senza alcun rischio di perdite o ritardi), ma spendibile unicamente nel circuito del sistema della salute/cura. Di fatto per il sottoscrittore sarebbe come trovarsi in possesso di una carta di credito a destinazione vincolata, che risulta caricata (e ricaricabile) per un dato valore nominale. Il risparmiatore/investitore avrebbe così messo da parte un gruzzolo “di sicurezza”: risorse che sono liquide senza bisogno di alcun preavviso (come per altro fanno i malanni) – con le quali intervenire nella sostituzione/integrazione delle prestazioni del SSN, sia per sé che per soggetti di cui ritiene farsi carico.

Il potere d’acquisto dell’investimento verrebbe protetto tramite una rivalutazione annuale in base alla variazione del costo della vita nel settore dei “servizi sanitari e spese per la salute”, attualmente la variazione Istat è +1,6% (agosto 2023 su agosto 2022) e +1,5% l’acquisito annuo. In sostanza, il BTP salute offrirebbe vantaggi per l’emittente, per via dei tassi contenuti – giustificati dalla funzionalità – e del rimborso mediamente a lunga scadenza. Ma anche per i sottoscrittori, cui si offrirebbe un piano di risparmio con il quale accantonare liquidità per un obiettivo, la salute, di assoluta priorità.

Va anche detto che nell’immediato il ricavato del prestito potrebbe trovare finalizzazione in investimenti volti al miglioramento del SSN e quindi avere anche significative ricadute sulla costante ricerca di nuove risorse per la sanità in epoca di bilanci difficili da quadrare. Al giorno d’oggi, ma forse ancor più negli anni a venire.

(su concessione dell’Autore, tratto da Il Foglio, 31 gennaio ‘24, p. 4).

Immagine di Freepik

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